lunedì 24 marzo 2014

WHITE HUNTER II - "LA TEMPESTA PERFETTA"

1

(cristo santo che dolore n-non sento più le gambe non sento più nulla cosa diavolo è questo casino)
Il baccano era infernale.
Lo sciabordio furente delle onde lungo la fiancata della nave e l’ululare del vento andavano di pari passo con qualcos'altro. Preghiere, urla e risate sguaiate.
(cosa stanno facendo in nome di Dio cosa cazzo stanno facendo)                                                                              
Il mare era in tempesta e la rotta sembrava essere stata abbandonata molto tempo prima. Avevano iniziato a dirigersi da tutt'altra parte, forse verso nord, quando i motori si erano fermati.
(non sento nulla nulla nulla oltre al gelo che mi gratta i nervi e alla sofferenza che mi artiglia il cervello)                            
Faceva freddo e gli schizzi di acqua gelata non aiutavano di certo, amplificando il dolore come non mai.          
Il marinaio giaceva sul ponte principale ed era semplicemente sfinito, svuotato di tutte le energie. Aveva trascorso l’ora precedente nel tentativo di muoversi, ma le fratture scomposte che aveva su braccia e gambe lo avevano immobilizzato. Era in balia del rollio della nave, così come il resto degli oggetti che non erano stati ancorati al loro posto.
(un pompelmo rotola via oltre la balaustra e in mezzo ai flutti grigi)                                                                                           
Non c’era stato tempo per fare qualcosa di simile.
(giù giù giù a terra e poi su e poi giù e poi su e poi giù un tacco sulla tempia e un calcio sui denti)
Lo avevano preso da dietro, spinto a terra e gli erano saltati addosso picchiando, calciando e mordendo. Aveva sentito le ossa spezzarsi e fuoriuscire dalla carne come punte di trapano. Nessun motivo e nessuna pietà, solo cieca violenza verso i membri dell’equipaggio che imploravano ed imploravano.                        
(forse forse forse non mi vogliono morto come gli altri forse gli servo insomma qualcuno dovrà pur pilotare questa bagnarola forse forse Dio ti prego non farmi morire qui forse c’è uno scopo per tutto questo un motivo forse forse f)
Un estintore calò brutalmente sulla testa dell’uomo, fracassandola. Schegge d’osso stridettero sul metallo bianco, che si andava lentamente tingendo di cremisi, e finirono fuori bordo con il rollio della nave. La sirena suonò cupa e la prua iniziò ad avanzare.

2

«Qui la guardia costiera dello stato del Maine che parla. Riuscite a ricevere il segnale con chiarezza? Quale è il motivo dell’emergenza?»                                                                           
Lo sceriffo Blake prese un lungo tiro dalla sigaretta e sentì i nervi distendersi. Non avrebbe mai neanche lontanamente pensato che su Tall Pines potesse verificarsi qualcosa di simile. Quando era stato di stanza sulla terra ferma, circa quattro anni prima, si era trovato costretto ad intervenire in una sparatoria tra le forze dell’ordine e un gruppo di detenuti evasi di prigione, ma ciò che aveva visto in quel frangente non era neanche lontanamente simile a quello che si trovava nell'obitorio qualche porta più avanti.                      
Un tuono fece vibrare i vetri della stazione di polizia mentre l’uomo avvicinava il volto al microfono della radio.                 
«Vi riceviamo forte e chiaro. Qui lo sceriffo Sam Blake, della contea di Tall Pines. Vorrei segnalare un probabile omicidio avvenuto questa notte all'incirca tra le 2 e le 3, il nome della vittima è Trevor Davis. Per inciso, è il sindaco in carica.» Gli occhi si abbassarono sul referto medico stilato dal dottor Gunnerson. Un conato di vomito iniziò a farsi strada lungo le viscere dello sceriffo, ma questi riuscì a contenerlo mentre si portava la mano libera alla bocca. Finzione televisiva e sceneggiature da quattro soldi non erano mai riuscite a partorire nulla di simile. La sua mente continuava a cantilenare cose come “deve essere uno scherzo”, “non è possibile” e “che situazione del cazzo”.                                                                           
«Siete sicuri che si tratti proprio di un omicidio?» La voce dell’agente della guardia costiera era esitante. Non avevano mai ricevuto notizie del genere da quella sonnacchiosa isoletta, eccezion fatta per la sparizione di alcuni bambini qualche tempo addietro. A quanto pareva, le cose laggiù dovevano stare andando velocemente a puttane.                                                                     
«Si, siamo sicuri al 99%. Ho fatto svolgere al dottore Arnie Gunnerson una dissezione sulla salma e quello che è venuto fuori rasenta il ridicolo.» Blake risollevò lo sguardo dalle carte ed iniziò a fissare fuori dalla finestra. «Il mio vice, Kenny Blake, vi sta inviando per fax una copia dei risultati. Vi abbiamo contattato più che altro per sapere se potreste fare arrivare qui un paio di elicotteri. L’obiettivo sarebbe portare il cadavere in una struttura più attrezzata, assieme alle eventuali prove. Niente sospetti da incatenare, finora.»                                              
Dall'altra parte della linea ci fu un momento di silenzio.
Sam odiava quando lo facevano. Tutti coloro che lavoravano con i centralini si prendevano sempre qualche istante per ripassare le tre S, prima di alzare il culo. “Sarà ubriaco?” “Sarà fatto?” “Saranno cazzi miei?”                                                                                  
«Un attimo che vado ad informarmi.»                                                                     
Sembrò passare una eternità e, giusto poco prima che Blake potesse iniziare a perdere la pazienza, si sentì l’agente della guardia costiera risistemarsi al proprio posto davanti alla radio.             
«Le alte sfere qui dicono che il vento è troppo forte per far sollevare in volo gli elicotteri e che il mare è troppo agitato per la navigazione. Mi dicono inoltre che nel vostro settore c’è anche un altro problema.»                                                                            
Lo sceriffo spense la sigaretta quasi consumata nel posacenere e avvicinò ancora di più il microfono alla bocca. Aumentò il volume e si mise in ascolto. Era tipico. Un problema tira l’altro, come le ciliegie.                                                      
(al buio con le candele accese e gli occhi rivolti verso l’alto parlava il cadavere ambulante)
Il segnale iniziò a diventare disturbato tutto d’un tratto e, con un rapido gesto della mano, Blake portò la manopola al limite.                                                                                            
Riuscì a cogliere ben poco prima che l’audio venisse affogato nello statico, ma a quanto pareva una nave da crociera era scomparsa nella furia della tempesta. I contatti erano spariti e il silenzio radio si era impadronito delle frequenze. L’ultima volta che era stata osservata con il satellite, sembrava fare rotta verso Tall Pines.

3

Kenny Blake si trovava nel suo ufficio e, mentre il fratello era impegnato a contattare la terra ferma, leggeva un tascabile in santa pace. Il libro parlava di un gruppo di ragazzini inglesi bloccati su di un’isola sperduta che se le davano di santa ragione.
L’uomo non aveva mai amato la lettura ma quella novella in particolare lo aveva preso, per qualche strana ragione. Metafore e parallelismi si adattavano bene alla situazione attuale su Tall Pines e un paio di personaggi addirittura gli risultavano simpatici.
Il telefono prese a suonare e, con tutta calma, il vice sollevò la cornetta.
«A-aiuto. A-aiuto. Aiutatemi, vi prego. Mi vuole ammazz»
La linea cadde e rimase solo il rombo della pioggia ad occupare il silenzio nell’ufficio.
«Cazzo», mormorò Kenny, prima di precipitarsi fuori dalla porta a vetri.

4

Arnie Gunnerson era seduto in poltrona ad ascoltare il rombo dei tuoni ed il ticchettio della pioggia sulle finestre. Spike, l’anziano Husky siberiano che aveva posseduto per molto tempo, russava sommessamente ai suoi piedi.                               
Entrambi avevano il viso rivolto verso il caminetto acceso, dove un piccolo fuoco spandeva tepore nella stanza. L’uomo era sovrappensiero e mordicchiava distrattamente il bocchino della pipa.                                                                              
Cristo santo. L’anziano ripeteva quelle parole come fossero un mantra. Cristo santo ballerino.                               
Aveva aperto il sindaco Trevor come un pesce dopo averne esaminato la pelle centimetro per centimetro, in cerca di ematomi o graffi.
Qualche mese prima era stato invitato a cena a casa dei coniugi Davis ed era stata una serata molto frizzante. Avevano ben mangiato e ben bevuto, chiacchierando amorevolmente in salotto riguardo al brutto tempo e al fattaccio dei tre bambini scomparsi.
Ora il tavolino da caffè di Gunnerson era pieno di fotografie che ritraevano tutta la merda che il cadavere aveva in corpo. Era martoriato fino a renderlo quasi irriconoscibile.                 
Un ampio squarcio era stato praticato dalla gola fino al pube, seguito immediatamente dalla rimozione degli organi interni. Quest’ultimi erano stati chiusi in sacchetti di plastica trasparente e riposizionati di nuovo nella loro locazione originaria.
La gigantesca ferita che era stata usata per realizzare tutto ciò sembrava essere stata richiusa con aghi di pino annodati. Altri aghi di pino erano stati inseriti a forza nella bocca del sindaco Davis e sotto le unghie.
L’anziano dottore non aveva mai visto nulla di simile.
Quale mostro poteva fare qualcosa di simile? Quale mente malata poteva anche solo immaginare una cosa simile? Misteri, misteri, misteri.
E per giunta, come se l’assassino avesse voluto aggiungere il danno alla beffa, il cadavere era stato legato a testa in giù all'apice di uno degli alberi più alti di quella sezione dell’isola.
Avevano impiegato due ore solo per tirarlo giù.
Il dottore accese la pipa, aspirando rumorosamente e gustandosi il tabacco aromatizzato.
Non gli piaceva tutta quella situazione. I bambini scomparsi, la tempesta e ora il sindaco che andava a fare compagnia ai vermi.
Una macchina della polizia passò a sirene spiegate accanto alla finestra, svegliando Spike che mandò un sommesso ringhio in direzione di qualcosa di invisibile nell'angolo.
Stava succedendo qualcosa.

Misteri, misteri, misteri.

5

«Abbiamo ricevuto una chiamata dal vecchio Staker. Per colpa del temporale la linea è caduta quasi subito, ma sembrava nei guai. Guai seri.»                                                                                                                                                                                                                     
Kenny Blake stava guidando quasi alla cieca nella coltre di pioggia e, seduto come passeggero, suo fratello Sam caricava il fucile.
C’era stato un brutale omicidio, Leonard Staker aveva trovato il cadavere e ora il vecchio telefonava chiedendo disperatamente aiuto. L’equazione sembrava perfetta.
L’assassino cerca di uccidere Staker come punizione per avere svelato il crimine, la polizia arriva sul posto e lo becca con le mani in pasta.
Infilando l’ultima cartuccia nell'alloggiamento, lo sceriffo Sam Blake mormorò a mezza bocca «E come mai Goldman non è tra noi? Conosce molto bene questa sezione dell’isola, lo sai.»
Kenny ruotò il volante ed affrontò una curva stretta, sollevando ampi spruzzi d’acqua ai bordi della carreggiata. L’automobile scivolò per un breve tratto di strada, ma si riprese in tempo per imboccare un sentiero sterrato.
«Non era in casa. Chissà dove sarà andato con questo tempo del cazzo…»

Dopo altri dieci minuti di viaggio, i due raggiunsero la loro destinazione.
Le luci erano tutte spente ed un pick-up nero era parcheggiato di traverso sul viale di ingresso.
Kenny e Sam smontarono dall'automobile d’ordinanza e, armi alla mano, iniziarono a dirigersi verso l’edificio. Pioveva a dirotto e a metà del tragitto erano già infangati fino alle ginocchia.
Si fermarono nei pressi dell’automobile nera e, con cautela, si avvicinarono agli sportelli frontali. I vetri erano entrambi completamente tirati giù e la pioggia torrenziale aveva ormai inzuppato i sedili, rendendoli gonfi. Qualcosa era poggiato sul cruscotto.
Il vice sceriffo infilò la testa nel veicolo e ne trasse fuori l’oggetto. Si trattava di un portafoglio di pelle marrone, del tipo che si può acquistare alle fiere di paese dagli stand d’artigianato.
La patente contenuta nella tasca interna dichiarava il pick-up di proprietà di Danny Goldman.
Dalla casa giunsero delle urla e un colpo di fucile.

6

(purgalo è colpevole purgalo purgalo purgalo dipingi le pareti col suo cervello e fammi vivo ancora una volta fallo fallo fallo sono dentro di te dentro tutti voi ma fallo fallo fallo se vuoi vedere tuo figlio devi farlo farlo farlo)
La bocca nera del fucile fumava in direzione della gamba maciullata di Leonard Staker.
«DOVE E’ MIO FIGLIO! DOVE CAZZO E’ MIO FIGLIO!»
L’anziano di colore strisciava a terra, lasciandosi dietro una abbondante scia di sangue. Stava cercando in tutti i modi di allontanarsi da Goldman e di mettersi al riparo da quel folle.
Mezzo metro e avrebbe potuto raggiungere la porta di casa, sollevarsi sui gomiti e stringere la maniglia.
Un quarto di metro, qualche centimetro, un millimetro…
Danny, con i capelli arruffati e la camicia zuppa di pioggia, lo afferrò per il bavero della giacca e lo trascinò via. Lo rigirò con un piede e lo sistemò contro la parete della cucina.
«Goldman, ti prego, sono innocente. Non ti denuncerò per la gamba se posi adesso il fucile, per favore.»
Il meccanico aveva gli occhi completamente sgranati e un graffio lungo la guancia, dove l’anziano lo aveva colpito con un piatto. Ansimava come un vecchio cane dopo una lunga corsa e teneva la bocca socchiusa, mostrando i denti irregolari. I tendini del collo erano tesi come corde di violino.
Senza emettere un suono l’uomo portò la canna sull'unico ginocchio che era rimasto a Staker.
«OH CRISTO! Ti prego, no, non farlo, ti scongiuro per fav»
Il lampo arrivò prima del dolore e schizzi di sangue volarono per tutta la cucina, insozzando le stoviglie appena lavate e la cena del vecchio che era rimasta intoccata ad attirare le mosche.
«Lui dice che sai dove è mio figlio. Lui dice che lo sai. Quindi dimmelo, o il prossimo colpo te lo infilo in testa.»
Leonard stringeva la gamba con entrambe le mani e si mordeva le labbra fino a farle sanguinare. Poteva sentire l’occhio oscuro che gli fissava la nuca, pronto a scattare per porre fine alla sua vita.
La porta d’ingresso si aprì di scatto. I fratelli Blake entrarono ad armi spianate.
Goldman si voltò lentamente, i calzoni luridi di sangue, e fece un cenno di saluto con il fucile.
Due enormi fori si aprirono sul suo petto e volò contro la parete dove era rannicchiato Staker.
L’odore di polvere da sparo appestava ancora l’aria e le orecchie di tutti i presenti ronzavano quando Danny gorgogliò le sue ultime parole.
«Me lo ha detto Lui. Me lo ha, me lo ha detto Lui, Sam. Il sindaco ha rapito i bambini, li ha uccisi, Sam. Q-Questo stronzo sa… sa…»
Gli occhi dell’uomo si rivoltarono nelle orbite e, mentre un fiotto di sangue gli sgorgava tra i denti stretti, accasciò il capo contro Leonard.

I fratelli Blake aiutarono l’anziano a raggiungere la macchina di servizio con la promessa di portarlo dal signor Gunnerson al più presto. Entrambi erano sconvolti ed inebetiti. Quando aprirono di nuovo la porta d’ingresso della casa per prendere il cadavere di Goldman, rimasero immobili a fissare la parete della cucina di fronte a loro.
A terra non c’era nulla e, sul muro, qualcuno aveva usato del sangue per scrivere una breve frase.


“STANNO ARRIVANDO”

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