«Vi cacceremo a calci in culo fuori dall’Eden, brutti succhiac…»
Il pugno del boia colpì in pieno volto la donna che, legata sulla pira, iniziò a lamentarsi a bocca chiusa. Era vestita con una rozza tunica di juta e stava venendo preparata per la Tribolazione.
Gli ematomi e le ferite disseminate per tutto il corpo erano una testimonianza delle torture subite per estorcerle le informazioni necessarie, sussurrate dopo una quantità di sevizie così intensa da portarla più volte allo svenimento.
I Crociati attendevano tutt'intorno il loro momento. Sapevano che, una volta appiccate le fiamme, sarebbe stato il momento di attaccare il campo nemico posto lungo la via. Probabilmente i servi del demonio stavano osservando la scena con i binocoli e quindi, di tanto in tanto, i giusti difensori della fede si voltavano verso l’edificio in lontananza.
Le loro facce erano dure e affilate come l’acciaio delle loro lame, gli occhi tetri e vitrei come quelli di una marionetta.
La peccatrice era stata legata al palo di un segnale stradale e i suoi piedi nudi poggiavano su una piccola catasta di fascine di legno.
Il boia sistemò l’ultimo mucchio di combustibile ed iniziò a schizzare la legna e la condannata con del kerosene, utilizzando un irroratore che, in tempi passati, era stato sicuramente utilizzato per fertilizzare le rose di qualche anziana benestante.
Quando tutto fu zuppo di carburante, l’uomo incappucciato si eclissò dalla scena.
Il Potestà Jorge, ingombrato dalla pesante armatura indossata, era già in piedi su di un camion ribaltato da decenni e stringeva a se una Bibbia rilegata in cuoio.
«Sei condannata a morte davanti a Dio e agli Uomini per i peccati mortali da te commessi.»
L’uomo aprì la Bibbia e ne estrasse un piccolo foglio.
«Essi includono ma non si limitano a fornicazione, sodomia, venerazione della Bestia, ripetute dissacrazioni dei santi nomi di tutta la gerarchia angelica e spionaggio. Sei disposta a chiedere perdono al Signore per questi orribili atti?»
La donna spalancò la bocca ed urlò a pieni polmoni una bestemmia.
I Crociati si segnarono, accompagnati dal tintinnare delle armature e da maledizioni borbottate a denti stretti.
«Va bene. Possa Dio avere pietà della tua anima marcia.»
Il boia, che era andato a prendere un lanciafiamme dalla colonna di jeep, si avvicinò alla pira.
Il pomeriggio stava sfociando nella sera e, nella penombra gettata dai palazzi in rovina, la fiamma pilota dell’arma brillava come un cero in una chiesa.
L’aria si fece tesa e i servi del Signore voltarono le spalle alla condannata. Cinque isolati più in fondo la base degli adoratori del Maligno stava fermentando di attività, con fari che venivano accesi ed armi automatiche che venivano caricate.
I Crociati ansimavano come cani randagi pronti a scattare, gli scudi sollevati e le lame sguainate.
Tutto l’equipaggiamento era stato forgiato a partire da lamiere e scarti di metallo, gli scudi erano poco più che portiere di automobile rimodellate, ma l’atmosfera che si respirava era lo stesso pregna di fatalismo e religiosa venerazione.
Il silenzio era totale, immenso ed eterno.
Il boia premette la manetta.
Il gas sibilò lungo il condotto, fuori dalla bombola e attraverso la fiamma pilota.
La donna venne investita da un getto di rovente fuoco purificatore e si accese all'istante come una torcia umana, urlando e ridendo in faccia alla propria morte.
La pelle iniziò a sciogliersi e gli occhi a fondere fuori dalle orbite, ma le grida non si fermarono.
Galvanizzati come dal rullare di un tamburo, i guerrieri iniziarono a correre.
Le urla di dolore e disperazione si mischiarono a quelle ferali e violente dei Crociati, in un turbinio di follia che andava consumandosi e dirigendosi verso il nemico.
A metà strada le armi automatiche dei veneratori del Demonio iniziarono a rombare, ma i proiettili si limitarono a scalfire gli scudi e le pesanti armature che procedevano come un’onda anomala, impossibile da fermare e da distruggere finché non fosse arrivata a destinazione.
Quando mancarono poche decine di metri, le porte della base nemica si spalancarono ed una imponente figura solitaria si fece avanti. Il mondo piombò nelle tenebre.
Un cadavere carbonizzato giaceva legato ad un segnale stradale. I polsi quasi completamente segati via nel disperato tentativo di liberarsi e la bocca spalancata alla luce della luna.
Un crociato strisciava a terra.
Tutti morti. Nella furia della battaglia, al candore delle stelle e sotto le mani di un vero diavolo.
L’uomo lasciava dietro di se una scia di sangue. Procedeva lentamente, qualche metro alla volta e con un braccio solo.
Aveva fermato l’emorragia, ma sentiva se stesso svanire ogni istante di più.
Doveva tornare alla colonna di jeep, avvisare gli altri e portare la giusta punizione a quei figli della Bestia che avevano distrutto l’avanguardia.
Ma le forze si esaurivano in fretta e gli occhi si appesantivano sempre di più, così il Crociato accettò il proprio fato.
Si fermò e, supino, iniziò a pregare.
Qualcosa gli atterrò accanto con leggerezza e, delicatamente, lo rivoltò sulla schiena.
L’Arcangelo era arrivato.
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