venerdì 18 aprile 2014

HOMELESS - "RAMONA"

«… e ricordati di uscire da là dentro al primo segno di problemi. A proposito, Artyom ha detto che… Yuri, cazzo, mi stai ascoltando?»
La ricetrasmittente rimbombava nello scafandro, amplificando la voce di Ramona come dentro ad una caverna vuota. L’effetto era particolarmente disturbante, soprattutto se paragonato al silenzio dell’ambiente circostante.
«Cristo santo, Yuri, mi senti?»
Il ragazzo ritrasse le mani all'interno della tuta e premette il pulsante laterale del walkie-talkie.
Le sue dita guantate tremavano leggermente a causa del caldo e del nervosismo, ma la sua voce era fiera e sicura.
«Si, si. Ti sento forte e chiara, ma adesso smettila di preoccuparti. Mi avete addestrato a bastonate per potermi permettere di fare questo giretto e puoi star sicura che non sputtanerò tutto.»
La voce dall'altra parte dell’apparecchio si fece più calma e, mentre Yuri ruotava il busto per osservare l’ambiente circostante, la donna parlò ancora.
«Va bene, fai come ti pare. Dicevo, Artyom ha tradotto il cartello e dice che al momento ti trovi in un asilo nido, quindi dubito troverai granché all'interno. Goditi il viaggetto e cerca di uscire il prima possibile, ok?»
Yuri era immobile nella sua pesante tuta da palombaro, con le mani strette attorno alla trasmittente e lo sguardo fisso fuori dall'oblò. Una goccia di sudore si staccò dalla tempia, rotolò lungo il viso e finì nel maglione.
I capelli color sabbia erano fin troppo lunghi per i gusti dei suoi compagni di sventura e, di tanto in tanto, gli ricadevano davanti agli occhi.
Si trovava ancora nel piccolo atrio dell’edificio, con le spalle rivolte al punto di ingresso.
Accanto all'entrata c’erano una rastrelliera con alcune giacche invernali, un porta ombrelli vuoto e una bacheca.
La maggior parte della superficie di sughero era coperta da alcuni poster che Yuri non sapeva tradurre, scritti in inglese colorato, ma la sua attenzione era stata attirata da un piccolo disegno incollato con quattro pezzi di nastro adesivo.
Una casa brillava di luce propria sotto ad un sole splendente, circondata da un ampio prato e con l’intera famiglia schierata a salutare con le braccia alzate. Tutto era infantile e stilizzato, ma i brividi e la pelle d’oca di Yuri erano perfettamente reali e tangibili.
In un angolo del disegno c’era scritto “Keith, 4 anni, 22 settembre”. La calligrafia era stentata e incerta, ma sospettosamente chiara anche per un non anglofono.
«Porca di quella troia, mi senti? Yuri, ci sei ancora?»
Il ragazzo premette di nuovo il pulsante e avvicinò la trasmittente alle labbra secche. Ora la voce non era più tanto sicura e, a tratti, tremava lievemente.
«Si, eccomi. Ho trovato delle giacche e un disegno firmato con un 22 qualcosa. La parola finisce con –embre e all'inizio c’è un carattere che assomiglia ad un serpente, chiedi un po’ ad Artyom che significa.»
Ramona poggiò la trasmittente a terra e si mise rapidamente in cammino.
I capelli rossi ondeggiavano al ritmo della sua ampia falcata.
Gli Stalker erano accampati in mezzo alla strada, ognuno con la propria tuta rinforzata indosso e con lo scafandro ancora allacciato sulla testa. Avevano deposto il carico di oggetti sottratti all'Inchiostro al centro dell’accampamento ed un anziano che sembrava fragile come una foglia secca li stava esaminando alla luce di una torcia ultravioletta e di un piccolo fuoco.
La donna raggiunse un uomo che, mitragliatore alla mano, stava fissando alcuni cervi intenti a brucare l’erba un paio di isolati più avanti.
«Yuri dice di aver trovato una firma seguita da un mese che inizia per s e finisce per –embre. Cosa ci dobbiamo aspettare?»
Artyom, un robusto caporale sulla cinquantina, sganciò lo scafandro e lo poggiò a terra. Si passò una mano guantata tra i fulvi capelli grigi e parlò con tono grave.
«cентябрь, settembre. La parola che inizia per s e finisce per –embre è cентябрь. Digli di stare attento, perché è il mese in cui ci siamo trovati tutto questo casino per le mani senza neanche sapere perché. Di solito non è un buon segno.»
La donna lo ringraziò e gli diede una pacca sulla spalla mentre si voltava per tornare alla radio.
Sbirciò con la coda dell’occhio l’accampamento e notò che ora l’anziano teneva in mano una piccola bambola di pezza che, al passaggio della torcia, sembrava agitarsi come fosse dotata di vita propria.
Artyom, invece, sollevò la mitragliatrice e sparò una breve raffica in direzione dei cervi. La maggior parte fuggì, ma un paio di esemplari caddero a terra con le zampe che si agitavano freneticamente.
«Eccomi. Ho chiesto al Pezzo Grosso e ha detto che si tratta di settembre, quindi temo che dovrai uscire di là il prima possibile.»
Yuri infilò di nuovo un braccio nella tuta e lo usò per staccare il foglio dalla bacheca.
L’Inchiostro conservava ogni cosa come formaldeide e quindi, agli occhi del ragazzo, l’inchiostro del pennarello che era stato utilizzato per realizzare il disegno sembrava ancora fresco.
La pinza si aprì cigolando e il piccolo quadratino di carta fluttuò lentamente a terra.
Ogni edificio Preso era come una gigantesca piscina delimitata dalle sue finestre e dalle porte, ripiena di un liquido nero che al suo interno appariva invisibile e intangibile come l’aria. Di tanto in tanto questo liquido fuoriusciva come normale acqua, ma spesso esso si limitava a non varcare i confini della sua dimora.
«Ho motivo di credere che questo posto fosse pieno di bambini il giorno dell’Oblio, ma per il momento sembra tutto tranquillo. Credo darò una sbirciata dietro l’angolo e me ne andrò.»
Yuri lasciò andare il pulsante sulla trasmittente e infilò anche l’altro braccio nella tuta.

Ramona ascoltò il messaggio e si sedette, in attesa.
Quella era la prima escursione del neonato che aveva visto crescere fino a diventare un pimpante ragazzo di diciott'anni e, dal momento in cui questi si era immerso nell'Inchiostro, non era riuscita a darsi pace.
La donna iniziò a rovistare nella tuta rinforzata e rimediò un cerino e una sigaretta confezionata a mano.
Qualche secondo più tardi stava già prendendo ampie boccate di fumo da quel bastoncino bianco ripieno di Dio solo sapeva cosa e fissava il piccolo altoparlante del walkie-talkie.
In lontananza, l’anziano intento ad esaminare il bottino razziato dagli edifici Presi cacciò un urlo e gettò la bambola di pezza nel fuoco.
La porta dell’asilo nido era spalancata su di una liquida superficie nera che, contro ogni legge della fisica esistente, si ergeva in perenne movimento come un portale verso un mondo alieno.
L’Inchiostro si agitava e si infrangeva in piccole onde contro le finestre del palazzo, senza tuttavia mai colare fuori nel caso queste fossero rotte o semplicemente assenti.
Ramona prese un’altra boccata dalla sigaretta e staccò gli occhi dalla radio per portarli al mitragliatore che aveva appoggiato qualche ora prima accanto a se.
Come tutto ciò che possedevano gli Stalker, anche quello era stato recuperato e modificato dalle sapienti mani degli ingegneri presenti sulla Vento del Nord.
Era stato lucidato, ingrassato e smontato al fine di impedirne l’inceppamento.
Eppure la sua natura di relitto era ben chiara nei graffi che ne rigavano l’impugnatura e nelle piccole crepe che solcavano il calcio in legno. Qualcuno, forse il precedente proprietario, aveva inciso le parole “Mi Illumino di Immenso, Perché Io Sono la Luce” sulla canna.
La donna abbozzò un sorriso e tornò a fissare la ricetrasmittente.

Yuri era immobile.
La tuta rinforzata giaceva scompostamente in un angolo, schiacciando con il proprio peso una cassa piena di vecchi giocattoli e abecedari.
Durante la caduta, il pesante scafandro aveva urtato un banco in legno che, a sua volta, si era ribaltato su di un piccolo scheletro.
Questo, al tocco, si era dissolto in una nube di polvere che ora stava galleggiando nello strato più alto dell’Inchiostro.
Lungo l’oblò frontale c’era una grossa crepa che, un poco alla volta, stava facendo filtrare il liquido nero all’interno della tuta.
Il ragazzo stava lentamente soffocando nel proprio sangue.
Cercava di muovere le braccia e le gambe intorpidite dal dissanguamento, ma invano.
Un abominio composto da ossa di bambino, tessuto, giocattoli e pura oscurità stava aggrappato alla parete opposta.
La creatura sibilava furiosa in direzione di Yuri e, non contenta di averlo ferito mortalmente con una delle sue spine, si preparava ad attaccare ancora una volta.

Ramona gettò il mozzicone di sigaretta a terra e lo schiacciò sotto al peso dello stivale.
La sera stava calando rapidamente e il tramonto aveva appena iniziato ad infiammare il cielo.


Presto sarebbero giunte le stelle.

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