«… e
ricordati di uscire da là dentro al primo segno di problemi. A proposito,
Artyom ha detto che… Yuri, cazzo, mi stai ascoltando?»
La
ricetrasmittente rimbombava nello scafandro, amplificando la voce di Ramona
come dentro ad una caverna vuota. L’effetto era particolarmente disturbante,
soprattutto se paragonato al silenzio dell’ambiente circostante.
«Cristo
santo, Yuri, mi senti?»
Il ragazzo
ritrasse le mani all'interno della tuta e premette il pulsante laterale del
walkie-talkie.
Le sue dita
guantate tremavano leggermente a causa del caldo e del nervosismo, ma la sua
voce era fiera e sicura.
«Si, si. Ti
sento forte e chiara, ma adesso smettila di preoccuparti. Mi avete addestrato a
bastonate per potermi permettere di fare questo giretto e puoi star sicura che
non sputtanerò tutto.»
La voce
dall'altra parte dell’apparecchio si fece più calma e, mentre Yuri ruotava il
busto per osservare l’ambiente circostante, la donna parlò ancora.
«Va bene, fai
come ti pare. Dicevo, Artyom ha tradotto il cartello e dice che al momento ti
trovi in un asilo nido, quindi dubito troverai granché all'interno. Goditi il
viaggetto e cerca di uscire il prima possibile, ok?»
Yuri era
immobile nella sua pesante tuta da palombaro, con le mani strette attorno alla
trasmittente e lo sguardo fisso fuori dall'oblò. Una goccia di sudore si staccò
dalla tempia, rotolò lungo il viso e finì nel maglione.
I capelli
color sabbia erano fin troppo lunghi per i gusti dei suoi compagni di sventura
e, di tanto in tanto, gli ricadevano davanti agli occhi.
Si trovava
ancora nel piccolo atrio dell’edificio, con le spalle rivolte al punto di
ingresso.
Accanto
all'entrata c’erano una rastrelliera con alcune giacche invernali, un porta
ombrelli vuoto e una bacheca.
La maggior
parte della superficie di sughero era coperta da alcuni poster che Yuri non
sapeva tradurre, scritti in inglese colorato, ma la sua attenzione era stata
attirata da un piccolo disegno incollato con quattro pezzi di nastro adesivo.
Una casa
brillava di luce propria sotto ad un sole splendente, circondata da un ampio
prato e con l’intera famiglia schierata a salutare con le braccia alzate. Tutto
era infantile e stilizzato, ma i brividi e la pelle d’oca di Yuri erano
perfettamente reali e tangibili.
In un angolo
del disegno c’era scritto “Keith, 4 anni, 22 settembre”. La calligrafia era
stentata e incerta, ma sospettosamente chiara anche per un non anglofono.
«Porca di
quella troia, mi senti? Yuri, ci sei ancora?»
Il ragazzo
premette di nuovo il pulsante e avvicinò la trasmittente alle labbra secche.
Ora la voce non era più tanto sicura e, a tratti, tremava lievemente.
«Si, eccomi.
Ho trovato delle giacche e un disegno firmato con un 22 qualcosa. La parola
finisce con –embre e all'inizio c’è un carattere che assomiglia ad un serpente,
chiedi un po’ ad Artyom che significa.»
Ramona poggiò
la trasmittente a terra e si mise rapidamente in cammino.
I capelli
rossi ondeggiavano al ritmo della sua ampia falcata.
Gli Stalker
erano accampati in mezzo alla strada, ognuno con la propria tuta rinforzata
indosso e con lo scafandro ancora allacciato sulla testa. Avevano deposto il
carico di oggetti sottratti all'Inchiostro al centro dell’accampamento ed un
anziano che sembrava fragile come una foglia secca li stava esaminando alla
luce di una torcia ultravioletta e di un piccolo fuoco.
La donna
raggiunse un uomo che, mitragliatore alla mano, stava fissando alcuni cervi
intenti a brucare l’erba un paio di isolati più avanti.
«Yuri dice di
aver trovato una firma seguita da un mese che inizia per s e finisce per
–embre. Cosa ci dobbiamo aspettare?»
Artyom, un
robusto caporale sulla cinquantina, sganciò lo scafandro e lo poggiò a terra.
Si passò una mano guantata tra i fulvi capelli grigi e parlò con tono grave.
«cентябрь,
settembre. La parola che inizia per s e finisce per –embre è cентябрь. Digli di
stare attento, perché è il mese in cui ci siamo trovati tutto questo casino per
le mani senza neanche sapere perché. Di solito non è un buon segno.»
La donna lo
ringraziò e gli diede una pacca sulla spalla mentre si voltava per tornare alla
radio.
Sbirciò con
la coda dell’occhio l’accampamento e notò che ora l’anziano teneva in mano una
piccola bambola di pezza che, al passaggio della torcia, sembrava agitarsi come
fosse dotata di vita propria.
Artyom,
invece, sollevò la mitragliatrice e sparò una breve raffica in direzione dei
cervi. La maggior parte fuggì, ma un paio di esemplari caddero a terra con le
zampe che si agitavano freneticamente.
«Eccomi. Ho
chiesto al Pezzo Grosso e ha detto che si tratta di settembre, quindi temo che
dovrai uscire di là il prima possibile.»
Yuri infilò
di nuovo un braccio nella tuta e lo usò per staccare il foglio dalla bacheca.
L’Inchiostro
conservava ogni cosa come formaldeide e quindi, agli occhi del ragazzo, l’inchiostro
del pennarello che era stato utilizzato per realizzare il disegno sembrava
ancora fresco.
La pinza si
aprì cigolando e il piccolo quadratino di carta fluttuò lentamente a terra.
Ogni edificio
Preso era come una gigantesca piscina delimitata dalle sue finestre e dalle
porte, ripiena di un liquido nero che al suo interno appariva invisibile e
intangibile come l’aria. Di tanto in tanto questo liquido fuoriusciva come
normale acqua, ma spesso esso si limitava a non varcare i confini della sua
dimora.
«Ho motivo di
credere che questo posto fosse pieno di bambini il giorno dell’Oblio, ma per il
momento sembra tutto tranquillo. Credo darò una sbirciata dietro l’angolo e me
ne andrò.»
Yuri lasciò
andare il pulsante sulla trasmittente e infilò anche l’altro braccio nella
tuta.
Ramona
ascoltò il messaggio e si sedette, in attesa.
Quella era la
prima escursione del neonato che aveva visto crescere fino a diventare un
pimpante ragazzo di diciott'anni e, dal momento in cui questi si era immerso
nell'Inchiostro, non era riuscita a darsi pace.
La donna
iniziò a rovistare nella tuta rinforzata e rimediò un cerino e una sigaretta
confezionata a mano.
Qualche
secondo più tardi stava già prendendo ampie boccate di fumo da quel bastoncino
bianco ripieno di Dio solo sapeva cosa e fissava il piccolo altoparlante del
walkie-talkie.
In
lontananza, l’anziano intento ad esaminare il bottino razziato dagli edifici
Presi cacciò un urlo e gettò la bambola di pezza nel fuoco.
La porta
dell’asilo nido era spalancata su di una liquida superficie nera che, contro
ogni legge della fisica esistente, si ergeva in perenne movimento come un
portale verso un mondo alieno.
L’Inchiostro
si agitava e si infrangeva in piccole onde contro le finestre del palazzo,
senza tuttavia mai colare fuori nel caso queste fossero rotte o semplicemente
assenti.
Ramona prese
un’altra boccata dalla sigaretta e staccò gli occhi dalla radio per portarli al
mitragliatore che aveva appoggiato qualche ora prima accanto a se.
Come tutto
ciò che possedevano gli Stalker, anche quello era stato recuperato e modificato
dalle sapienti mani degli ingegneri presenti sulla Vento del Nord.
Era stato
lucidato, ingrassato e smontato al fine di impedirne l’inceppamento.
Eppure la sua
natura di relitto era ben chiara nei graffi che ne rigavano l’impugnatura e
nelle piccole crepe che solcavano il calcio in legno. Qualcuno, forse il
precedente proprietario, aveva inciso le parole “Mi Illumino di Immenso, Perché
Io Sono la Luce” sulla canna.
La donna
abbozzò un sorriso e tornò a fissare la ricetrasmittente.
Yuri era
immobile.
La tuta
rinforzata giaceva scompostamente in un angolo, schiacciando con il proprio
peso una cassa piena di vecchi giocattoli e abecedari.
Durante la
caduta, il pesante scafandro aveva urtato un banco in legno che, a sua volta,
si era ribaltato su di un piccolo scheletro.
Questo, al
tocco, si era dissolto in una nube di polvere che ora stava galleggiando nello
strato più alto dell’Inchiostro.
Lungo l’oblò
frontale c’era una grossa crepa che, un poco alla volta, stava facendo filtrare
il liquido nero all’interno della tuta.
Il ragazzo
stava lentamente soffocando nel proprio sangue.
Cercava di
muovere le braccia e le gambe intorpidite dal dissanguamento, ma invano.
Un abominio
composto da ossa di bambino, tessuto, giocattoli e pura oscurità stava
aggrappato alla parete opposta.
La creatura
sibilava furiosa in direzione di Yuri e, non contenta di averlo ferito
mortalmente con una delle sue spine, si preparava ad attaccare ancora una
volta.
Ramona gettò
il mozzicone di sigaretta a terra e lo schiacciò sotto al peso dello stivale.
La sera stava
calando rapidamente e il tramonto aveva appena iniziato ad infiammare il cielo.
Presto
sarebbero giunte le stelle.
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